Castel S. Angelo fu fatto costruire dall'imperatore Adriano nel 135, sull'area degli Orti Domiziani, perché serva da tomba imperiale per se ed i successori.
Forse è l’opera dell'architetto Demetriano, terminato sotto Antonino Pio nel 139. Fino al x secolo è chiamato Adrianeum ed anche templum Adriani e templum et castellum Adriani come nell'ardo Benedicti: il ricordo di questi appellativi è nella dizione moderna di Mole Adriana.
Nel 359, Onorio se ne selve per la difesa di Roma e data da allora l'appellativo di castellum; nel 537, i Romani scaglieranno contro i Goti assedianti fin le statue che lo adornavano ed assai più tardi se ne ritroverà una nei fossati, il famoso Fauno Barberini.
Nel 974 se ne impadronisce Crescenzio, della famiglia di Alberico, che lo fortifica ancora per cui, più tardi, verrà ribattezzato Castrum Crescentii.
Questo nome - benché nel secolo VI già appaia il nome sani ti Angeli - durerà fino alla seconda metà del XV secolo, dopodiché cede definitivamente il passo alla dizione attuale.
Dall'XI secolo a Pio il, bolle pontificie usano la dizione mista Castrum nostrum Crescenhl e Castrum Sancti Angeli; nelle Chansons de geste è detto anche Torre.
Ma le Chansons hanno anche una curiosissima denominazione: Palais Croissant, che tradotto letteralmente significa "palazzo mezzaluna" e ci fa pensare a quella pasta lievitata a due punte che accompagna in genere il "cappuccino", detta appunto dai Francesi croissant e dai Romani "cornetto".
Naturalmente si tratta della traduzione di Crescentii, come significa altrettanto il Cristancia C (astellum), indicato in una mappa di Roma del 1200.
I cronisti anteriori al Mille lo chiamano domus Theodorici ed anche carceres Theodorici perché Teodorico lo adibì a prigione, funzione che mantenne anche sotto i papi e con il governo italiano, fino al 1901, anno in cui il generale Mariano Borgatti - cui il castello deve la sua rinascita - riuscì a dar l'avvio agli imponenti lavori di ripristino e restauro.
La statua dell'angelo, che dà il nome al castello, vi fu posta a ricordo di una leggendaria apparizione dell'arcangelo S. Michele nell'atto di rinfoderare la spada, simbolo della fine della collera divina che aveva scagliato una tremenda peste su Roma.
Il fatto sarebbe accaduto sotto il pontificato di S. Gregorio Magno. L'angelo attuale - opera di Pietro van Verschaffelt - è di bronzo (la spada è una copia, l'originale è conservato in Castello) ed è il sesto della serie.
Infatti, il primo era di legno e finì per consunzione; il secondo, di marmo, crollò e andò in pezzi; il terzo, di marmo con ali di bronzo, fu abbattuto da un fulmine; il quarto, di bronzo, venne fuso per farne cannoni nel 1527; il quinto, ancora di marmo con ali di bronzo, è posto oggi nel cosiddetto Cortile delle Palle (dai mucchi di palle da cannone di tutti i calibri che costituivano il munizionamento della fortezza); infine l'attuale, di bronzo, che i Francesi nel 1798 dipinsero di bianco, rosso e azzurro, e con in testa un berretto frigio ribattezzarono "Genio della Francia liberatrice di Roma".
E quest'ultimo è stato sottoposto ad un lungo restauro fuori sede, portato via in volo da un elicottero nel 1983 e riportatovi con lo stesso mezzo nel 1986. Nel Museo Capitolino è conservata una pietra circolare su cui la tradizione riconosce l'impronta dei piedi dell'Arcangelo che vi si fermò per annunziare la fine della peste.
Dato il suo carattere di fortezza, Castel S. Angelo ha poche storie liete da raccontare mentre ne ha moltissime tristi.
Le sue prigioni erano terribili (si possono ancor oggi vedere), specialmente la cella detta Sammalo o San Malo o San Marocco, nella quale il condannato veniva calato dall'alto ed a malapena aveva spazio per sistemarsi mezzo piegato, non potendo stare né in piedi né sdraiato.
In Castello, perde la testa lo stesso Crescenzio, vi viene soffocato Giovanni x e strangolato Benedetto VI; vi viene fatto morire di fame Giovanni IV, vi viene impiccato Stefano Porcari, avvelenato il cardinale Michiel nipote di Paolo II, decapitato (giacinto Centini, reo di aver voluto far morire con arti magiche papa Urbano VIII.
Moltissime le vittime dei Borgia, fra le quali il cardinal Giambattista Orsini, la cui madre e la bella amante (travestita da uomo) riuscirono a giungere fino ad Alessandro VI offrendo in cambio del loro congiunto, una rarissima e stupenda perla.
I Borgia amavano molto i gioielli (Lucrezia ne possedeva alla sua morte, oltre tremila) ed il cambio fu accettato: il cardinale fu restituito alle due donne ed i Borgia tennero fede al patto, salvo che in un piccolo particolare: il cardinale era già cadavere.
Sperimentarono la prigionia in Castello moltissime persone fra le quali il cardinal Vitelleschi, il Platina, Pomponio Leto, Alessandro Farnese futuro papa Paolo III, il cardinal Carafa, Vittoria Accoramboni col suo amante Paolo Giordano Orsini, Beatrice Cenci ed i suoi, Giordano Bruno, Benvenuto Cellini (che riuscirà ad evadere dalla comoda cella del primo piano e, ripreso, sarà gettato nei sotterranei, consolandosi disegnando un Cristo risorto di cui restano ancora tracce) e l'ineffabile Conte di Cagliostro, chiuso nella cameretta ancor oggi chiamata appunto La Cagliostra.
Durante il Risorgimento, servi da carcere politico e vi furono rinchiusi molti patrioti.
Nella camera sepolcrale degli imperatori - dov'era il sarcofago in porfido di Adriano, che oggi serve da tomba ad Innocenzo in S. Maria in Trastevere, mentre il coperchio copre i resti di Ottone II nelle Grotte Vaticane - fu allestita la stanza nuziale per Marozia ed Ugo di Provenza; Cola di Rienzo si rifugiò in Castello alla sua prima cacciata nel 1347; vi si rifugiò anche Clemente VII durante il Sacco, lasciandosi crescere la barba per penitenza (ma i maligni dicono per non farsi riconoscere in caso di fuga).
Dal Castello e precisamente dalla Porta di S. Pietro aperta da Aureliano nel 271 quando fece costruire le mura - aveva inizio la famosa Portica che nel Medioevo conduceva i pellegrini alla basilica; i quattro torrioni laterali portano i no mi degli Evangelisti e dal bastione di S. Marco ha inizio il Passetto, che unisce Castel S. Angelo al Palazzo Vaticano mentre in quello di S. Luca è posta la Cappella del Crocifisso (o di Clemente XIII), nella quale venivano fatti sostare i condannati prima di fucilarli nell'attiguo cortile.
Sulla sommità del Castello, accanto all'angelo, è la Campana della Misericordia, che annunciava lugubremente le esecuzioni capitali.
Si tennero in Castello anche spettacoli teatrali specie sotto Leone X e Pio IV, di cui resta memoria nel Cortile di Alessandro VI che fu detto anche del Pozzo dell'olio (dal deposito di olio che si trovava nei sotterranei) e del Teatro, appunto per le rappresentazioni che ospitava.
Fino ai primi del nostro secolo, vi si accendeva in occasioni speciali, la Girandola, un fuoco d'artificio ideato - si dice - da Michelangelo che la tradizione popolare ricorda essere stato per questo, soprannominato il Buonarroti delle Girandole.
Il portale d'accesso al Castello, fatto fare a Giovanni Sallustio Peruzzi nel 1556 per ordine di Paolo IV, fu prima applicato al corpo di guardia esterno sotto Urbano VIII nel 1628, poi demolito nel 1892 per la costruzione del lungotevere, ed oggi è stato ricostruito e posto sulla parete esterna della cortina. Castel S. Angelo è oggi sede di un Museo.

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