S. Giovanni in Laterano. Questa antica basilica, detta Aurea per i ricchi rivestimenti di marmo giallo dai riflessi dorati, fu eretta al tempo di Costantino sull'area dei Castra nova severiana degli equites singulares, la guardia a cavallo degli imperatori.
Di questi castra sono stati ritrovati avanzi in recenti scavi e forse la facciata della basilica altro non è che l'unico frontone della caserma degli equites opportunamente adattato.
Non sappiamo quando il Laterano divenne basilica cristiana ma certamente fu nel IV secolo poiché già al tempo dell'Editta di Milano troviamo donata alla Chiesa la Domus Faustae costantiniana e papa Milziade poté riunirvi il primo concilio contro i Donatisti.
La basilica, cattedrale di Roma fin dall'inizio, vede grandi cose: la ferrea Matilde vi ratifica la donazione a S. Pietro nell'o secolo; Innocenzo III depone Ottone e proclama la IV Crociata; il tribuno Cola di Rienzo fa udire la sua voce ed è qui, in questa basilica allora dedicata a Cristo Salvatore, che per la prima volta l'immagine del Redentore esce dal buio delle Catacombe ed appare alla luce del trionfo cristiano.
Numerosi i restauri e vi provvedono S. Leone Magno - dopo i danni causati da Genserico e dai suoi Vandali Adriano I e Sergio III; Niccolò IV rifà l'abside ma causa la perdita dei preziosi mosaici di Flavio Costanzo Felice e sua moglie Pandusia.
Adì 6 maggio 1308, il primo incendio e rifacimento per cura di Clemente v e Giovanni XXII; passa poco più di mezzo secolo e la basilica è di nuovo distrutta dal fuoco.
Urbano v provvede al restauro (opera del senese Giovanni Stefani) e fa chiudere le credute teste degli apostoli Pietro e Paolo, in due sontuosi busti d'argento, cosparsi di pietre preziose.
Saranno rubati dai francesi nel 1798 e sostituiti dagli attuali, copie più che modeste e nemmeno fedeli agli splendidi originali.
Ancora restauri da parte di Martino v ed Eugenio IV; quasi tutti i papi successivi arricchiranno la zona di oratori e costruzioni finché arriverà al pontificato Innocenzo x che ordinerà la costruzione dell'odierna basilica.
Fra gli oratori, S. Pancrazio al Laterano, costruito da monaci cassinensi nel 528 sul luogo dell'antica sagrestia della basilica; S. Tommaso al Laterano, fatto edificare da Giovanni XII, nel 956 all'estremità del portico, dov'era anche il Secretarium lateranense, distrutto nel 1649; ed infine, S. Apollinare al Laterano, edificato da Adriano Xl; di tutti non resta alcuna traccia.
Il papa, come vescovo di Roma, subito dopo l'elezione e la consacrazione si è sempre recato in fastoso corteo a "prender possesso" della cattedrale di Roma, che è in pratica la propria sede vescovile.
Un tempo la cerimonia si svolgeva con dei particolari caratteristici nella basilica e ancor più nel Patriarchio , che furono poi accantonati da Pio v in poi. Restò una cavalcata pittoresca da S. Pietro alla basilica, lungo l'antica via Papale, testimone peraltro della famosa leggenda della papessa Giovanna nel tratto di via dei Querceti (v.).
Ormai il papa prende possesso di S. Giovanni in automobile e la fastosa immagine del corteo con codazzo di Guardia Nobile, Bussolanti e cardinali è solo un ricordo dei tempi in cui il prestigio della Chiesa e della sede di Roma si misurava anche dal fasto delle cerimonie.
Tra le leggende legate alla basilica va segnalata quella legata alla notte del 23 giugno, vigilia della festa di S. Giovanni, nella quale si diceva che le streghe si riunissero nei prati intorno alla basilica e che i Romani si divertissero a cacciarle via a suon di "pernacchie".
Si diceva inoltre che le streghe fossero capitanate ora da Diana, ora da Minerva, ora da Erodiade, talvolta da tutte e tre insieme; poi Diana e Minerva scomparvero lasciando a guidare il sabba la sola Erodiade, la folle baccante che chiese la testa di Giovanni e l'ottenne.
Le streghe si riunivano anche contemporaneamente sotto il noce di Benevento e nella valle di Norcia e si spostavano, naturalmente, a cavallo della famigerata scopa.
Oggi di queste cose si ride ma non sempre fu così; vi sono letterati che ne hanno scritto seriamente e diffusamente, e per lo più sono preti o persone legatissime alla Chiesa, tra le quali Martino del Rio, Paolo Grillando (un inquisitore!), Bartolomeo Spineo (frate e Maestro del Sacro Palazzo!).
Oltre le "pernacchie", i Romani adoperavano anche altri scongiuri ma al tempo stesso cercavano di vedere le streghe, sia sulla piazza di S. Giovanni che al Colosseo, altro luogo ritenuto sede di sabba.
Bastava portare una forcina appesa al collo, oppure agitare fiaccole e campanelle e poi tenere in bocca o al collo il principe degli scongiuri, un capo d'aglio. Cosi il Belli:
Ma a me, co' no scopijo ar giustacore e un capo-d aio 0 dua sott a li panni m'hanno da aspettò come 'n zignore.
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