Galleria Borghese

Museo Borghese (piazzale e viale del) Il piazzale dal viale dell'Uccelliera al viale omonimo, che arriva fino al viale San Paolo del Brasile,, Pinciano. Prende nome dal Casino Borghese, che costituisce la costruzione più importante della Villa Borghese, sede appunto del Museo e della Galleria Borghese. Sul piazzale antistante la palazzina una balaustra di travertino interrotta da sedili fa da recinzione, rifacimento di un'originale venduta all'inglese Astor nel 1895, che la traslocò in un suo possedimento in Inghilterra; sei statue si elevano agli angoli estremi e sui pilastri che delimitano il viale. Queste statue rappresentano, come scrive Jacopo Manilli, «Faustina giovane; una imperatrice; Lucilla in abito di Cerere; Giulia Soemia Imperatrice in abito di sacerdotessa con la Patera; Cerere coi papaveri; e Faustina velata».
Museo Borghese. È all'interno del Casino una costruzione piuttosto articolata, con un corpo arretrato sulla facciata principale rispetto a due torrioni quadrangolari; sviluppa su due piani, con la parte centrale del pianterreno aperto su una loggia a cinque arcate, sulla quale è un'ampia terrazza dove aprono tre porte. Caratteristica la bella scalinata a doppia rampa, con trenta gradini di travertino, eseguita nel 1613 dagli scalpellini Agoottocenteschi e  Bernardino Radi e Lorenzo Malvisti; spazzata via nei rifacimenti ottocenteschi e sostituita con una modesta scalinata, è stata ripristinata nel grande restauro che è stato ultimato nel 1998. La facciata aveva anche una ricca decorazione, scomparsa non solo nei rifacimenti ottocenteschi, ma anche perché busti e bassorilievi furono asportati e venduti dal principe Camillo a Napoleone nel 1807. Le poche sculture che adornano oggi la base della facciata vennero portate qui alla fine dell'Ottocento dalla Casina dell'orologio, dove aveva sede la raccolta di famiglia proveniente da Gabi. Tra queste, due statue corazzate con testa-ritratto raffiguranti Lucio Vero e Marco Aurelio. Proprietà dello Stato dal 1901 con la villa, il Museo del Casino risale alla galleria costituita nella fase iniziale, tra il 1605 e il 1633, dalla collezione del cardinale Scipione Borghese. Al pian terreno sono esposte le sculture più famose che hanno dato il nome alle sale, dalla Sala Paolina, con la Venere vincitrice del Canova, alla Sala di Davide con la statua del David di Gian Lorenzo Bernini; dalla Sala dell'Ermafrodita alla Sala di Enea e Anchise sempre di Bernini. La Sala del Fauno danzante accoglie tutti i capolavori di Caravaggio, ovvero la Madonna dei Palafrenieri, San Girolamo, San Giovanni Battista, Davide con la testa di Golia, Giovane con canestro di frutta e Bacchino. Quest'ultimo è un esempio dei soprusi spesso attuati dal cardinale Scipione Borghese per entrare in possesso di certi capolavori: il quadro era proprietà del Cavalier d'Arpino e il porporato gli fece perquisire la casa, piena di armi non autorizzate, per cui lo sbatté in carcere con tanto di condanna a morte; e per riavere la libertà quello dovette cedere il suo Caravaggio. I dipinti dei grandi del Seicento si susseguono al primo piano, a gruppi, dalla pittura bolognese di Annibale Carracci, Francesco Albani, Guercino e Guido Reni ai grandi Orco, Norandino e Lucina del Lanfranco e Caccia di Diana del Domenichino, opera anche questa ottenuta dal cardinal Scipione ricorrendo alle maniere forti: il pittore finì in prigione e per uscirne dovette cedere la sua opera. Sono qui a confronto capolavori di epoche diverse, disposti a parte, come San Giovanni Battista del Bronzino, Amor sacro e Amor profano di Tiziano e la Deposizione di Raffaello, altra opera quest'ultima che rievoca un comportamento ribaldo del cardinale Scipione, questa volta con la complicità dello zio papa. Il quadro fu trafugato dalla Cappella Baglioni, nella chiesa di San Francesco a Perugia, facendolo calare di notte da una finestra; ai perugini, che reclamavano perché ritenevano quel capolavoro il simbolo della città, rispose da par suo il papa dicendo che gli serviva per le sue devozioni nella cappella privata e spedendo loro poi una copia della tela eseguita dal Lanfranco.

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