Ponte Milvio fra i più antichi ponti romani, ancora esistente in gran parte nella sua struttura originaria, risale al 207.a.c,o almeno,questa è la data in cui se ne parla per la prima volta, allorché i Romani corsero ad incontrare su questo ponte i legati che venivano ad annunciare la vittoria sui Cartaginesi di Asdrubale al Metauro.
Costruttore deve essere stato un magistrato (console? edile?) di nome Molvius, poiché esisteva in Roma una gens Molvia, della quale però non si sa altro.
Gli storici perciò iniziano a raccontare di ponte Milvio (il nome deriva appunto da Molvius) dal 110 a.C. e cioè dal rifacimento in piena (era originariamente in legno) dovuto al console Marco Emilio Scauro.
Una curiosa corruzione ha fatto diventare il Molvius prima Molle e quindi, romanescamente, Mollo; ed è COSI che lo chiamano ancora i Romani. Ci tu anche chi sostenne serenamente che il ponte era detto «molle» perché "elastico"
Negli oltre due millenni di vita, il ponte ha visto svolgersi gran parte della storta romana e su di esso ha transitato una gamma infinita di personaggi, dal papi e dagli imperatori agli artisti celebri ed al popolo minuto.
L’avvenimento più noto riguardante ponte Milvio, è senza dubbio la battaglia dei Saxa Rubra, località vicina, dove Massenzio fu sconfitto da Costantino nel 313 aiutato dalla croce fatta apporre sui signa dopo il famoso sogno.
Ma il ponte fu protagonista di molti altri avvenimenti, per la maggior parte cruenti, a volte anche divertenti, come quando Nerone, andato, come SI disse poi, a "mangiar fuori porta", vi perse Poppea sua moglie. Secondo Tacito si sarebbe trattato di un'orgia notturna.
Le guerre e le lotte intestine rovinano spesso il nostro ponte che ha bisogno così di frequenti restauri e, naturalmente, ci pensa il popolo romano che ha sempre pagato in prima persona i guai combinati dagli altri; i denari pero non sempre bastano ed ecco allora, alla metà del Trecento, un frate di nome Acuzio girar per Roma a raccogliere offerte per «acconciar Ponte Molo il quale è per terra».
Lo chiama Molo, ma è sempre meglio dl come lo chiama il Villani: ponte Emulo e non sappiamo da dove il pur valente cronista abbia tirato fuori un nome di tal genere.
Ma quanto a nomi, ponte Milvio ne può annotare altri: Francesco da Genazzano, che lo restaura nel 1429 per ordine di Martino v lo chiama pons Mollinus, forse un errore di trascrizione per pons Mollicus, come qualche volta è chiamato con l'aggettivazione di Mollus Niccolò de Botrant lo chiama pons de Mollen e la T;.vola Peutingeriana lo registra con uno stranissimo nome, pons Juliz. I restauri del 1458 fanno sparire le parti in legno (che riappariranno però più tardi) e scompare anche il Tripizzone, una specie di fortilizio triangolare che era posto all'imbocco nord del ponte fra un restauro e l'altro, un fatto d'arme e l'altro, un passar di cortei di personalità,cortei allegri o tristi come quello che recava il prigioniero di Francia papa Pio VII,il ponte Milvio continua a servire il popolo di Roma.
Lo stesso Pio VII farà togliere le ricomparse testate di legno e le farà sostituire con le attuali in pietra opera del Valadier.
Poco dopo arriva la statua della Vergine, scolpita dal Pigiani, a fronte di quella di S. Giovanni Nepomuceno del Cornacchini. Più tardi, si pone alla testata sud del ponte un gruppo marmoreo del Mochi: il Battesimo di Gesù.
Lo si divide però in due parti e cioè il Cristo da un lato ed il Battista dall'altro, come se stessero ognuno sull'opposta riva del Giordano; l'effetto della mano del Battista levata in alto come a cercar farfalle e della testa del Cristo reclinata a terra come a cercare il soldino smarrito, e piuttosto ridicolo.
Forse per questo nel secondo dopoguerra il gruppo tu tolto e ricomposto nell'atrio del Museo di Roma in palazzo Braschi dove e possibile vederlo tuttora.
Nonostante le innumerevoli vicende ed i numerosi restauri, il ponte ha sempre mantenuto la sua struttura originale; tre dei quattro archi sono quelli romani.
Ancor oggi, benché dal 1951 il traffico pesante sia stato deviato sul contiguo ponte Flaminio, svolge il suo compito con rinnovata dignità, accontentandosi del traffico pedonale.
Va infine segnalato che anche questo ponte ebbe la sua "pasquinata".
Nel 1859, la rivolta nelle Romagne aveva fatto divampare nei romani la speranza che il potere temporale stesse per finire; sul ponte Mollo, allora, fu appeso un cartello con la scritta «Confine dello Stato Pontificio>>.
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