Soggiorno a Roma

Hotel Roma Via Del Corso

Corso (via del) Da piazza del Popolo a piazza Venezia.
La strada più importante di Roma è certamente questo lungo rettilineo di un km e mezzo, anticamente detto via Lata da piazza Venezia a piazza Colonna e via Flaminia nel tratto restante.
Si chiamò Corso nel 1466, per le corse dei barberi che vi si tennero fino alla fine del secolo scorso, quando furono proibite dal Governo italiano per una disgrazia accaduta sotto gli occhi della Regina Margherita: un ragazzo attraversò incautamente la strada e fu travolto e ucciso dai barberi in piena corsa.
All'indomani del regicidio di Monza, la via fu battezzata corso Umberto I, nome che tenne fino al 1946 quando le fu restituito il vecchio appellativo.
La via assurse a tale importanza che dette poi nome, senza più alcun riferimento alle corse ed ai cortei carnascialeschi, alle vie principali di quartiere (corso di Parione, per esempio) e l'uso di chiamare "corso" la via principale di una città, si diffuse rapidamente anche fuori Roma.
Data l'importanza della via, molti furono i papi che ne presero cura, specialmente Alessandro VII, cui si deve la sua sistemazione, portata a termine da Innocenzo XI, Gregorio XVI che vi fece i marciapiedi e Pio IX che li rinnovò tutti nel 1847. Sotto il suo pontificato, nel 1854, la via - fra l'attonita meraviglia dei Romani - fu per la prima volta interamente illuminata a gas.
Nella strada fu un fiorire di commerci di ogni genere fino al secolo scorso quando un editto ne scacciò tutti «i macellati, tripparoli, fegatai, caprettari, friggitori e pollaroli, sia che ritengano botteghe fisse, sia che ritengano i loro generi sopra banchetti mobili».
Rimasero soltanto i negozi - che ancor oggi danno lustro alla strada - di mode, confezioni, sartoria, librerie, antiquari, gioiellieri; anche se ultimamente sono subentrate molte rivendite di jeans, con un aspetto più "popolare" e comunque poco raffinate.
Caratteristica era la "trottata`' che vedeva scendere a piazza del Popolo e viceversa, i più smaglianti equipaggi fra i quali alcuni molto noti.
Con l'unico "cab" di Roma appartenente al principe Massimo, il calesse volante a tre pariglie di Adriano Bennicelli, molto più conosciuto come Conte Tacchia; il "phaeton" di re Umberto guidato personalmente dal sovrano in redingote e cilindro; infine l'equipaggio dalle livree rosse cui tutti facevano rispettosa ala, la carrozza della Regina Margherita.
Gruppi di giovani ufficiali, studenti, ricchi nullafacenti, assistevano a questa sfilata da Aragno (caffè, venti centesimi) o dai balconi di qualche palazzo, ammirando le belle signore in sfarzose toilettes; un mondo ormai scomparso e sostituito dall'arida visione delle automobili che oggi percorrono il Corso (con o senza permesso), intasandolo ed ammorbandolo di puzzolenti gas di scarico.
E dire che il 3 ottobre 1895, un uomo - Cleto Brenna per la storia sollevò enorme stupore percorrendolo per la prima volta in automobile.
Quattro anni dopo sarà Marino Torlonia a fare lo stesso e, da allora, non ci si è più salvati dall'invasione dei mostri rombanti.
Anche di questa via si dice fosse stata pavimentata con le tasse pagate dalle "curiali", ovvero meretrici; in parte la cosa è vera poiché anche Paolo tassò queste donne per finanziare le corse di ogni genere che per primo organizzò sulla via del Corso.
Si svolgevano dall'Arco di Tripoli (palazzo Fiano) alla cosiddetta Ripresa dei Barberi presso piazza di S. Marco, dove i cavalli che correvano "scossi" arrivavano di gran carriera andando a sbattere contro grossi tendoni tirati attraverso la via chiamata appunto della Ripresa dei barberi (v.).
Qui, pronti, i loro proprietari o gli stallieri li "riprendevano" in custodia.
I barbieri erano cavalli senza fantino , non di rado,non completamente domati,stimolati alla corsa da palle di pece bollente che venivano applicate sotto la coda a mo’ di razzi.
Da ciò  i Romani trassero un detto popolare usato ancor oggi per le persone che vanno di fretta o per coloro che devono essere spinti ad affrettarsi: «Cià li razzi ar culo», ovvero «Méttete li razzi ar culo e cori».
Vi furono inoltre corse di ebrei, di giovanetti, di adulti e persino di vecchi e storpi ed anche di gobbi, con premi appropriati; l'Ademollo dice che mancava solo una corsì per le dorme, ma è in errore.
C'era anche quella, al tempo di leone X detta  “corsa delle puttane", che però non si svolgeva al Corso bensì in borgo Nuovo.
L'incrocio fra via del Corso e via della Frezza serviva per eseguire la pena dei "tratti di corda", abolita nel 1816; alla fine del 1700 un incendio distrusse vari edifici fra via Vittoria e la piazza di S. Carlo al Corso e la località prese da allora il nome di Case Bruciate
Fu qui che, il 29 giugno 1861. la folla vide improvvisamente illuminai si due ritratti trasparenti di V. E. II e Garibaldi: ne nacque un parapiglia con  i gendarmi pontifici, ci scappò il morto (il maresciallo Venuti, colpito dalla coltellata, mentre con la sciabola tentava di staccare i ritratti pericolosi) e molti furono gli arrestati, fra i quali Cesare Lucatelli, condannato a morte  e decapitato.
Su via del Corso abitarono numerosi artisti e personalità come il cavalier D'Arpino, Luigi Bonaparte e Wolfgang Goelhe: il grande poeta tedesco risiedette al n. 20, dove nel 1973 è stato istituito un museo.
Nel 1500 la via, nel tratto vicino a palazzo Fiano, era detta via di Portogallo per l'arco che univa il palazzo all’edificio di fronte, eretto in onore di Marc'Aurelio e detto di Portogallo da don Michele da Silva, ambasciatore di quella nazione che abitò palazzi - che nel Medioevo ebbe svariate denominazioni come Tres Fncicellas, di Tripoli, Trofoli, dei Trofei ed altre più o meno erudite - fu demolito ne] 1665 sotto Alessandro Vo, per rettificare la via; le colonne ed i bassorilievi che l'ornavano andarono sparsi qua e là (due sono sulle scale del Museo Capitolino)
Una leggenda diceva che sotto l’arco si trovava un tesoro e ci fu anche chi lo cercò, ma Roma, in quell'epoca, era piena di tesori nascosti e naturalmente, come sempre, non fu trovato nulla nemmeno sotto l'arco di Portogallo.
Nella zona dell'Arco di Portogallo fu demolita anche la chiesa della Madonna della Carità, mentre per l'apertura di via del Parlamento fu abbattuto, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, il cinquecentesco palazzo Theodoli, ricostruito più piccolo al n. 380.
Via del Corso conserva la tradizionale numerazione romana con inizio da piazza del Popolo sul lato sinistro e continua da piazza Venezia verso piazza del Popolo, sull'altro lato, con numeri civici uno :li seguito all'altro.

Hotel Via Del Corso Roma 4 stelle
Questi hotel Via Del Corso Roma situato in centro, occupa un palazzo color albicocca. La reception, il soggiorno e le altre sale sono fresche.
Le camere hotel Via Del Corso Roma hanno la moquette, ottimi mobili e bagni in marmo. Le camere che affacciano sul davanti possono essere rumorose.

Hotel Roma Via Del Corso 3 stelle
Molti hotel Via Del Corso Roma in attività dal 1467, il Sole ha avuto ospiti illustri, tra cui il poeta Ludovico Ariosto e gli scrittori e filosofi Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir in tempi più recenti.
Ottima hotel via Del Corso Roma nonostante sia stato ammodernato (il 60% delle camere hanno ora una vasca Jacuzzi), ci sono ancora stanze con il soffitto a pannelli dipinti.

Hotel Via Del Corso Roma 2 stelle
Classico hotel Via Del Corso Roma nella stessa piazza della camera dei deputati, è frequentato da politici oltre che da turisti.
Le camere hotel Via Del Corso Roma sono spaziose, ma i bagni piccoli. La colazione è servita in una sala affrescata al piano terreno.
Dall'attico, dove è stata da poco installata una vasca per idromassaggio, si gode una vista notevole.

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